Can Can di Offenbach (spartito per ensemble di percussioni)

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Il Can Can è una danza francese, molto in voga a partire dalla seconda metà dell’800. Due le sue origini più accreditate: da un lato il galop delle quadriglie con cui molte ballerine deliziavano il pubblico parigino, dall’altro l’abitudine da parte delle lavandaie di Montmartre di sfilare la domenica mattina con i gonnoni, simbolo del proprio mestiere. Ma il can can non è solo danza e coreografia. Il can can è anche musica. E quella di Offenbach resta ancora oggi insuperata.

Nella seconda scena dell’Atto II dall’Orfeo all’Inferno, una scatenata Euridice cancella in un istante centinaia d’anni di tradizione, travolgendo l’immagine delicata che ci aveva consegnato il mito, con una danza sfrenata nel nome del dio Bacco: il Galop Infernal. Uno spartito traboccante di vitalismo in tutti gli elementi musicali adottati da Offenbach. Ritmi, registri, linee melodiche, armonie solari, tutto di queste note parla di piacere, divertimento, e perdizione.

Offenbach, Jacques - Biografia Breve

CAN CAN (Galop Infernal, da l’Orfeo all’Inferno)
Spartito gratis per Ensemble di Percussioni

Compositore: Jacques Offenbach
Arrangiatore: Fabrizio Bartolini
Organico: Percussioni (Xilofono, Vibrafono, Marimba, Batteria)
Genere: Musica Classica
Difficoltà: Elevata

Can Can (Galop Infernal) - spartito gratis per percussioni

Il Can Can è una danza molto ritmata, la cui musica deve poter assecondare gli slanci verso l’alto delle gambe ed i momenti di riposo, alternando gli uni agli altri così come si alternano gli accenti forti e quelli deboli. L’arrangiamento di Fabrizio Bartolini è invece così volutamente schizofrenico che finisce per saltare anche la certezza del battere. Gli allievi di Scuola Media ad Indirizzo Musicale, frequentanti il corso di percussioni, ringrazieranno sentitamente.

A giudicare dall’introduzione, sembra di poter presagire una versione raffinata, pulita, e canonica, dell’intramontabile Can Can. Si capisce che non sarà così a partire dalla sezione A dello spartito, liddove al primo tema contribuisce la batteria, e un disegno vagamente ansiogeno di vibrafono e marimba, in cui per respirare si ha giusto il tempo di una brevissima pausa di croma.

A seguire la discesa in re maggiore (che nella sua ripetizione vede affacciarsi per la prima volta semicrome, prima in gruppi di due per arricchire il tema, poi in pioggia di quartine), i rimbalzi di crome, e i ritmi puntati, tutto per preparare degnamente il crescendo agogico che porterà all’ingresso trionfale del tema principe del Can Can, presentato in maniera diversa ad ogni semifrase.

Prima di una versione in stile Carnevale degli Animali, c’è spazio per il tema B, miracolosamente graziato dall’iconoclastia imperante. Ma è solo un’illusione. Fabrizio Bartolini sta solo preparando il terreno per il mirabolante finale, che vede lo spartito affogare in un vortice improvviso di quartine di semicrome, affidate allo xilofono ed alle montagne russe melodiche delle crome di vibrafono e marimba.

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