Hallelujah di Leonard Cohen (spartito per pianoforte)

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Nel 1984 veniva pubblicato nell’indifferenza generale l’album di Leonard Cohen, Various Positions. Conteneva due singoli: sul lato B, The Law; sul lato A, Hallelujah. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare il destino di quel singolo sul lato A. Eppure forse Cohen qualcosa l’aveva intuita, se confessò a Bob Dylan di averci messo due anni a scriverla, aggiungendo che aveva mentito, e che ce ne mise molti di più.

Lo spartito di Hallelujah venne utilizzato negli anni a seguire da centinaia di artisti, che proponevano ognuno una propria cover. Quella ballata che sottolineava ognuno dei dodici ottavi di cui è composta, e che parlava musicalmente di sè nella strofa “va in questo modo: la quarta, la quinta, la caduta in minore, la risalita in maggiore” (una delle 15 strofe, selezionate tra le 80 che aveva approntato Cohen), oggi quella ballata vi verrà proposta in una versione esclusivamente per pianoforte.

biografia breve di Leonard Cohen

HALLELUJAH
Spartito per Pianoforte

Compositore: Leonard Cohen
Arrangiatore: GC
Organico: Pianoforte
Genere: Canzoni Moderne
Difficoltà: Abbastanza Facile

Hallelujah di Leonard Cohen - Spartito per Pianoforte

Suonare la voce di Leonard Cohen al pianoforte è un’impresa che non conviene intraprendere, specie se la canzone in questione è Hallelujah. Il suo timbro da cantastorie, corroso dal tempo e dall’esperienza, è inimitabile, e questo arrangiamento di Giuseppe Cataldi non intende provare a riprodurne l’effetto sull’uditorio. Ma certamente val la pena di provare a proporre uno scampolo di splendida musica agli allievi di Scuola Media ad Indirizzo Musicale, approfittando di questa canzone per sottoporre loro qualche spunto di tecnica pianistica.

Lo spartito comincia con una breve introduzione di quattro battute, dalla quale è possibile evincere la struttura fondamentale dell’arrangiamento: bassi sul battere del primo movimento e sugli ultimi due ottavi, e arpeggi ascendenti. La melodia subentra in una zona centrale del pianoforte, per due ragioni: evitare un registro acuto fuori luogo, e consentire alla mano destra di eseguire a breve distanza la nota più alta dell’arpeggio.

La strofa occasionalmente prevede che la linea arpeggiata discenda di un ottavo, dopo aver raggiunto l’apice, sostituendo di fatto una delle due note del basso liddove negli ultimi due ottavi ne sia presente solo una. Nella seconda pagina viene presentato il ritornello di Hallelujah, nel quale Leonard Cohen individuava il segreto del successo di questa canzone. “It’s got a good Chorus”, le sue parole.

Come nel resto dello spartito, anche qui la difficoltà principale consiste nel mantenimento di una posizione larga alla mano sinistra, necessario per coprire senza eccessivi salti l’intera ampiezza dei brevi frammenti arpeggiati. La diteggiatura indicata tenta di ottimizzare l’esecuzione limitando al minimo indispensabile gli spostamenti repentini delle mani sul pianoforte. Il pedale risulta necessario, al fine di mantenere bassi vibranti per l’intera battuta.

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